L'Humus, questo sconosciuto Scritto da Donato Matassa

Una delle prime parole strane che ho imparato a scuola è “l’humus”, è anche vero che quarant’anni fa non erano molte le parole che cominciavano con la lettera h. Era strana, per quanto strana ti entrava subito in testa e pronunciarla dava una padronanza di chissà che cosa…

 

Oggi con le nuove tecnologie si è già intrisi fin da piccoli di parole all’inizio un po strane, ma l’humus ancora c’è e continua a fare il suo effetto sonoro: nelle visite guidate con i bambini lo chiedo spesso e mi rispondono tutti e tutti sanno cos’è.

Eppure quando ci troviamo in bosco o in un’area pic-nic per la pausa pranzo, non raramente le guide devono essere pronte per evitare che gli avanzi del cibo vadano nelle bustine di plastica dello zainetto o nei caratteristici cestini di legno presenti in tutte le aree protette. Ammetto che mi fa piacere spiegare che un torso di mela o mezzo panino sarà una preda molto ambita per topolini, cinghiali, volpi e altri animali e mi piace vedere ancora di più con quanta cura i bimbi posizionano il loro avanzo di cibo dietro un albero o in un cespuglio o la tenerezza di chi ha consumato tutto il suo pasto e non ha niente da offrire.

Si potrebbe pensare che essendo piccoli gli manca l’applicazione pratica ma basta andare in natura il giorno dopo Pasquetta o il Primo Maggio per capire il perché: è dentro le coloratissime buste di plastica sparse ovunque che si trovano gli avanzi del cibo, non sopra, sotto o vicino i tavolini ma dentro, accuratamente impacchettati affinchè gli animali la notte per cibarsene, possano frammentare e spargere ulteriormente ciò che resta della nostra bella giornata in natura.

Insomma, per farla breve, non riesco ancora a capire qual è l’anello mancante, il perché far ritornare il cibo alla terra ci sembra un atto strano.

 

 

Informazioni sull'Autore
Donato Matassa
Author: Donato MatassaEmail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Sono nato a Napoli nel 1965 dove ho vissuto per 20 anni, poi mi sono trasferito nella terra che amo chiamare Etruria Vulcanica e dal 1998 sono una guida naturalistica G.A.E. (Guide Ambientali Escursionistiche).
Il fascino, l'attrazione e l'esigenza della natura la ricordo da sempre e dopo un percorso di studi specifici (Istituto Tecnico Agrario e Facoltà di Scienze Forestali di Viterbo) nel 2000 ho voluto e potuto, grazie a Daniele, vivere in una roulotte all'interno di un'area protetta e abbastanza isolato dalle follie quotidiane.
A 35 anni ho lasciato quelle poche e per me scomode sicurezze che avevo per dedicarmi all'educazione ambientale e adesso, grazie al blog dell'Associazione Lasa, voglio cominciare a scrivere e diffondere le mie esperienze su ciò che mi piace definire come "l'educare all'azione nell'ambiente".